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Barbara Centis
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Barbara Centis2026-03-17 05:58:032026-03-16 22:16:55Da Rifugiati Climatici a Innovatori della Resilienza: L’Esperienza di TuvaluIl mondo delle bevande di lusso è costellato di chimere e prodotti spettacolari: dallo champagne dorato ai tè d’annata rari, passando per i chicchi di caffè raccolti dalle civette selvatiche, c’è tanto materiale per affascinare i palati più esigenti. L’ultima tendenza, però, va oltre: è l’acqua di iceberg! Un sorso di storia, prelevato da ghiacci di oltre 10 000 anni fa. Ma vale davvero il prezzo esorbitante, o è solo marketing diluito?
Le origini dell’idea sono incerte: sicuramente, già negli anni ’50 dell’Ottocento, il ghiaccio veniva trasportato dall’Alaska alla California come refrigerante, e piccoli iceberg venivano apparentemente spostati dal Cile meridionale a Valparaíso e alla Laguna San Rafael, arrivando fino a Callao, in Perù, per lo stesso scopo [1]. Oggi, però, il vero appeal dell’acqua di iceberg è la sua età: gran parte del ghiaccio attualmente raccolto in zone come il "Viale degli Iceberg" al largo di Terranova, in Canada, o nei fiordi delle Svalbard (arcipelago norvegese), si è formato molto prima della Rivoluzione Industriale. Poiché questa acqua è rimasta intrappolata come neve e compressa in ghiacciai per millenni, si ritiene sia completamente priva di pesticidi, nitrati e, soprattutto, microplastiche. Bere acqua di iceberg significa, in pratica, assaggiare l’atmosfera terrestre com’era durante l’ultima Era Glaciale: un’esperienza davvero affascinante!
L’acqua di iceberg non è “solo acqua”: il suo Residuo fisso (contenuto di sali disciolti) estremamente basso, circa 10 mg/L contro i 50-300 mg/L delle acque comuni, le conferisce una marcia in più. I sommelier dell’acqua – sì, esistono – la descrivono spesso come "leggera", con una qualità aerea che non persiste sul palato, il che la rende perfetta per abbinamenti con cibi delicati come sushi o tartufi bianchi. La Svalbarđi è l’acqua di iceberg più venduta al momento. Facilmente riconoscibile per il suo tappo in legno, è stata lanciata nel 2015 da Jamal Qureshi, un ex analista di Wall Street con origini norvegesi, dopo un viaggio nell’arcipelago delle Svalbard. Oggi è la terza acqua più costosa al mondo: 166 dollari al litro!

Il processo di raccolta di un iceberg è faticoso ed è più simile a una battuta di pesca che a un impianto di imbottigliamento. Gli iceberg vengono individuati tramite dati satellitari per tracciare i "growler" (piccoli iceberg staccatisi dai ghiacciai). Poi, usando gru e reti, il ghiaccio viene issato su navi specializzate e trasportato a terra, dove viene fuso in condizioni sterili per preservarne la purezza preistorica. È proprio questa fase, tra le altre, a sollevare non poche controversie: il progetto UAE Iceberg Project, ad esempio, vorrebbe trasportare iceberg dall’Antartide per migliaia di chilometri per soddisfare il fabbisogno idrico degli Emirati Arabi Uniti, con un impatto da non sottovalutare: sia sul piano ambientale, per via delle emissioni di gas serra, sia sul piano giuridico e legislativo nel contesto della giustizia climatica [2]. Insomma, l’elefante nella stanza – o meglio, l’iceberg nell’oceano – è proprio l’impatto ambientale. È etico prelevare ghiaccio mentre i poli si sciolgono?
Il settore sostiene di "valorizzare" una risorsa altrimenti sprecata. Una volta che un iceberg si stacca e entra in acqua salata, è destinato a sciogliersi e innalzare il livello del mare. Catturarlo prima che si disintegri, sostengono le aziende, significa utilizzare acqua dolce che altrimenti andrebbe persa. Dopotutto, perché non sfruttare gli iceberg se sono comunque destinati a diventare acqua salata? Il vero costo ambientale, però, sta nella logistica: spedire bottiglie di vetro pesanti dall’Artico a hotel di lusso a Dubai o New York ha un impatto significativo. Molti brand premium compensano ora con spedizioni carbon-neutral e imballaggi 100% riciclabili, consapevoli dell’impronta ecologica della loro operazione, e reinvestono parte dei profitti in progetti per ridurre le emissioni [3].
Intanto, le normative non sono affatto chiare. In Canada, i territori di Terranova e Labrador sono stati i primi a regolamentare la questione: nel 2016 hanno introdotto una tassa, poi modificata nel "Water Resources Act". Sebbene gli iceberg siano tecnicamente blocchi di ghiaccio groenlandesi che galleggiano in mare, una volta entrati nelle acque provinciali, ricadono sotto la legge che stabilisce che tutta l’acqua (compreso il ghiaccio) è proprietà della Corona. Ciò significa che non si può semplicemente avvicinarsi a un iceberg e iniziare a prelevarne pezzi per profitto: serve una licenza per l’uso dell’acqua, che specifica il volume massimo prelevabile annualmente. Inoltre, i raccoglitori sono spesso limitati a zone costiere specifiche per evitare interferenze con le rotte navali o i territori di pesca locali. Le aziende devono anche presentare report annuali dettagliati su quanta acqua hanno effettivamente prelevato.
La Norvegia, invece, regola l’acqua di iceberg non con un "Iceberg Act", ma attraverso una combinazione di leggi ambientali, normative sulla sicurezza alimentare e sovranità sulle acque territoriali. Qualsiasi estrazione commerciale richiede un permesso dalla Norwegian Water Resources and Energy Directorate (NVE). Poiché la maggior parte degli iceberg si trova vicino alle isole Svalbard, la legge vieta qualsiasi attività che alteri significativamente l’ambiente naturale: l’estrazione su larga scala è considerata una "perturbazione" del paesaggio e dell’ecosistema marino. La Norvegia tratta l’acqua di iceberg come un prodotto alimentare dal momento del prelievo, con la Norwegian Food Safety Authority (Mattilsynet) che ne regola la tracciabilità.
C’è ancora molta confusione sulla questione, sia sul piano legislativo che sul piano della sostenibilità in generale. L’acqua è elemento fondamentale per il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) delle Nazioni Unite. Con previsioni di scarsità idrica globale, l’attenzione si sta spostando verso risorse non convenzionali, ma la regolamentazione è fondamentale prima che sia troppo tardi. Secondo la rivista Maclean’s, negli ultimi 20 anni, nelle zone intorno a Terranova e Labrador, il numero di iceberg è aumentato: se in passato non se ne contavano più di 500 all’anno lungo le rotte commerciali canadesi, oggi sono più di mille [4]. Questi dati arrivano dall’ International Ice Patrol, un’organizzazione fondata in seguito al disastro del Titanic (1912) per monitorare la presenza di iceberg nell’Oceano Atlantico. L’acqua di iceberg non è destinata a sostituire le nostre borracce riutilizzabili, o l’acqua in bottiglia che usiamo tutti i giorni: è un prodotto di nicchia, un oggetto di conversazione per una cena elegante o un regalo per chi ha già tutto. Offre un’opportunità rara: consumare qualcosa di completamente intatto dal mondo moderno
Bibliografia:
[1] Weeks, W. F., & Campbell, W. J. (1973). Icebergs as a fresh-water source: An appraisal. Journal of Glaciology, 12(65), 207–233. https://doi.org/10.3189/S0022143000032044
[2] National Advisor. (2026, April 23). UAE Iceberg Project. https://national-advisor.ae/uae-iceberg-project/
[3] Svalbarði. (2026, April 23). The environment. https://svalbardi.com/pages/the-environment
[4] Maclean’s. (2017, June 28). Why Arctic icebergs are heading south earlier than usual. https://macleans.ca/society/environment/why-arctic-icebergs-are-heading-south-earlier-than-usual/
Immagine di copertina: Una barca vicini ad un ghiacciaio. Foto di Annie Spratt da Unsplash.



















