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Lorenzo Barbieri
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Lorenzo Barbieri2026-04-21 05:32:192026-05-16 10:55:56La Guerra in Medio Oriente Può Accelerare la Transizione Energetica UE?Reduce da due anni di guerra lunga e distruttiva, il popolo palestinese vive ora in una tregua fragile, mentre truppe israeliane rimaste sul territorio continuano a imporre restrizioni e violenze contro i civili, secondo quanto riportato da organizzazioni per i diritti umani [1].
In questa realtà tragica e profondamente squilibrata, nella quale non si vede ancora una fine e risulta difficile parlare di ricostruzione, si è iniziato a fare una prima stima dei danni. Un report delle Nazioni Unite di ottobre 2025 ha calcolato che per ricostruire Gaza e metterla in sicurezza sono necessari almeno 70 miliardi di dollari, di cui 20 solo nei primi tre anni, indispensabili per avviare le operazioni e garantire un accesso sicuro agli operatori umanitari [2].
Le macerie — i resti di ciò che era e che ora non è più — rappresentano infatti il principale ostacolo da affrontare. Oltre a materiale inerte, come ferro o calcestruzzo, spesso contengono composti pericolosi come amianto, o persino ordigni inesplosi e resti umani [3].
"Ne abbiamo già rimosse circa 81 000 tonnellate. Si tratta di circa... 3 100 camion".
(Jacom Cilliers, Special Representative of the Administrator, UNDP/PAPP [2])
A complicare ulteriormente la situazione, le aree di accumulo si trovano spesso all’interno di zone residenziali, dove le persone vivono in tende senza accesso ad acqua potabile o servizi sanitari. Questa complessità logistica e sanitaria contribuisce alla diffusione di malattie come malaria e tifo e rende la rimozione estremamente lenta e rischiosa [4].

Figura 1: Gaza – Bambini palestinesi tra le macerie della loro casa. Foto di Mohammed Ibrahim da Unsplash, pubblicata il
In questo scenario di devastazione, il danno umano e quello ambientale diventano due facce della stessa crisi.
Una volta rimossi i detriti superficiali, emerge un contesto ecologico gravemente compromesso. Il territorio è intriso di sostanze tossiche e residui bellici, un problema che richiede interventi lunghi e complessi.
Già nel 2024 era stato evidenziato come la guerra avesse trasformato il paesaggio agricolo e boschivo in un terreno brullo e incoltivabile. Immagini satellitari, foto e video mostrano come almeno il 50% dei campi e dei frutteti sia stato raso al suolo dagli incessanti bombardamenti, e circa il 23% delle serre sia stato distrutto o non più utilizzabile per mancanza di energia [5].
“Sono spariti interi frutteti, è rimasto solo il terreno; non si vede più nulla.”
(Dr. He Yin, Dipartimento di Geografia, Kent State University [5])
Accanto alle macerie degli edifici e delle aree agricole distrutte, anche i resti di munizioni — esplose e inesplose — sono dispersi lungo tutta la Striscia di Gaza. L’intera area necessita di un’enorme opera di bonifica, che oggi rende impossibile coltivare cibo e utilizzare l’acqua in sicurezza. Non solo il suolo, infatti, ma anche le acque superficiali e sotterranee potrebbero essere contaminate. I danni ecologici sono così gravi che quello di Gaza è stato definito "ecocidio" [5].
"Quello che sta accadendo è, senza dubbio, un ecocidio. Sta danneggiando completamente l'ambiente a Gaza, e nel lungo termine non solo nel breve periodo. Il popolo palestinese ha un forte legame con la terra: è molto legato alla propria terra e anche al mare."
Abeer al-Butmeh, coordinatrice del Palestinian Environmental NGOs Network [5])
Tuttavia, "ecocidio” non è un termine ufficiale. Il concetto è presente nella politica internazionale: lo Statuto di Roma ne ha posto le basi nel 1998, e l’Unione Europea lo ha riconosciuto come crimine ambientale grave nella sua legislazione lo scorso anno [6]. Manca ancora una definizione globale chiara e condivisa a livello internazionale che permetta di stabilire quali attività costituiscano ecocidio e a chi attribuirne la responsabilità diretta [7].
Se la guerra israelo-palestinese è stata formalmente definita “un genocidio" dalla Commissione d’Inchiesta delle Nazioni Unite [8], non è quindi così semplice definirla “un ecocidio” dal punto di vista legislativo.
Ancora una volta, l’ambiente è tra le vittime nascoste e silenziose della guerra. Riconoscere questa distruzione non significa solo attribuire un’etichetta giuridica, ma comprendere che senza tutela degli ecosistemi non esiste né sicurezza né futuro.
Gaza dovrà ripartire dalla terra: dal ripristino dei campi, dalla bonifica, dall’acqua. Ignorare il danno ambientale significa condannare intere generazioni a vivere tra i resti, visibili e invisibili, lasciati dalla guerra.
Bibliografia:
[1] BBC News. (2025). Gaza: Environmental destruction after the war. https://www.bbc.com/news/articles/c62e27j69q9o
[2] UN Geneva. (2025, October). Gaza: 70 billion needed to rebuild shattered enclave, says UN. https://www.ungeneva.org/en/news-media/news/2025/10/111742/gaza-70-billion-needed-rebuild-shattered-enclave-says-un
[3] Grist. (2024). From genocide to ecocide: After years of war, Gaza faces an environmental crisis above imagination. https://grist.org/international/from-genocide-to-ecocide-after-years-of-war-gaza-faces-an-environmental-crisis-above-imagination/
[4] Bloomberg News. (2025). Gaza war environmental disaster. https://www.bloomberg.com/graphics/2025-gaza-war-environmental-disaster/
[5] Holmes, O. (2024, March 29). Gaza’s environmental destruction raises fears of ecocide. The Guardian. https://www.theguardian.com/environment/2024/mar/29/gaza-israel-palestinian-war-ecocide-environmental-destruction-pollution-rome-statute-war-crimes-aoe
[6] Geopolitica.info. (2024). L’Unione Europea introduce il crimine di ecocidio. https://www.geopolitica.info/unione-europea-introduce-il-crimine-di-ecocidio/
[7] DirittoConsenso.it. (2025, August 25). Ecocidio: da crimine di guerra a sfida globale. https://www.dirittoconsenso.it/2025/08/25/ecocidio-da-crimine-di-guerra-a-sfida-globale/
[8] United Nations. (2025, March 13). Report of the Commission of Inquiry on Israel: Gender-based violence. https://www.un.org/unispal/document/report-of-the-commission-of-inquiry-israel-gender-based-violence-13march2025/
Immagine di copertina e di anteprima: Una colonna di fumo prodotta dai bombardamenti israeliani sulla Striscia di Gaza. Foto di Mohammed Ibrahim da Unsplash, pubblicata il




















