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Pietro Boniciolli
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Pietro Boniciolli2026-02-03 05:38:342026-03-31 18:06:48Oltre i Cinque Cerchi - Il Costo della SostenibilitàMancano ormai pochi mesi all’arrivo della fiaccola olimpica allo stadio di San Siro a Milano, che darà ufficialmente inizio ai venticinquesimi giochi olimpici invernali. LaFondazione Milano Cortina 2026, ente organizzatore dell’evento, ha recentemente pubblicato l’ultima versione del Sustainability Impact & Legacy Report for 2024, un documento di oltre 100 pagine che descrive strategie, obiettivi e risultati già raggiunti sul fronte ambientale, sociale ed economico. L’intento dichiarato nel documento è sempre quello di fare dei Giochi olimpici e paralimpici invernali del 2026 un "modello di sostenibilità” per le manifestazioni future [1].
A fronte di risultati e numeri ufficiali segnalati nel report, molti osservatori tra le associazioni ambientaliste e giornalisti di diverse testate continuano però a denunciare contraddizioni e forti impatti negativi già visibili sul territorio alpino. Leggendo le inchieste di varie testate giornalistiche italiane [2,3,4] si scopre quindi un quadro diverso rispetto alle rose e fiori descritte nel report, fatto di cantieri, consumo di suolo e accuse di opacità nella gestione degli appalti.
Le emissioni totali stimate per Milano Cortina 2026 ammontano a 1005 000 tonnellate di CO₂eq [1], meno di Pyeongchang 2018 (1,6 milioni) e di Pechino 2022 (714 000 tonnellate, dovute a forti limitazioni agli spostamenti del pubblico per via della pandemia da Covid).
Le principali fonti di emissioni individuate sono [1]:
- Pianificazione e operazioni dei Giochi: 301.000 tCO₂eq (30%).
- Costruzione di infrastrutture permanenti: 290.000 tCO₂eq (29%).
- Attività associate (in particolare viaggi degli spettatori): 414.000 tCO₂eq (41%).
Il Comitato organizzatore afferma di voler azzerare le emissioni nette attraverso compensazioni e investimenti per le comunità locali soggette agli impatti maggiori. Tuttavia, gli articoli citati precedentemente [2,3,4] evidenziano che il peso maggiore ricade sugli spostamenti e sulla costruzione di nuove opere, settori che sfuggono in gran parte al controllo diretto della Fondazione.
Il tema più controverso poi riguarda le costruzioni che saranno permanenti e i loro effetti futuri sui territori montani. Il report parla di “effetti temporanei” dei cantieri e assicura che il Piano di consegna dei Giochi non comporterà “cambiamenti permanenti nell’uso del suolo” [1].
Eppure, inchieste indipendenti raccontano tutt’altro: da Cortina al Bormio, sono sorte preoccupazioni per cementificazioni in aree fragili, frane e rischi idrogeologici legati a nuove strade, piste e impianti.
La promessa di un “bilancio positivo per gli ecosistemi naturali” attraverso opere di compensazione ecologica appare difficilmente verificabile, specie alla luce dei ritardi nei cantieri e delle incongruenze segnalate [4].
Il report dedica anche ampio spazio al delicato tema della neve artificiale e del suo impatto sulle già scarse risorse idriche di alcune località alpine. Per garantire lo svolgimento delle gare serviranno infatti circa 2,37 milioni di m³ di neve , pari a 948.000 m³ d’acqua . Viste le scarse nevicate degli scorsi anni, difficilmente si raggiungerà questa cifra solo da apporti ”naturali".
preoccupante delle enormi quantità d’acqua che verranno sottratte ad ecosistemi già fragili e poco resilienti. Proprio Altreconomia denuncia che il fabbisogno idrico degli impianti rischia di aggravare la scarsità d’acqua nelle Alpi, già colpite dagli effetti talvolta estremi del cambiamento climatico [2].
Sul fronte trasporti, l’obiettivo iniziale era quello di ridurre la dipendenza dalle auto private, rafforzando linee ferroviarie verso la Valtellina e Cortina, garantendo inoltre spostamenti tra le varie sedi di gara con treni e bus aggiuntivi. Negli annunci iniziali era previsto che il 1% della flotta ufficiale fosse elettrica e il resto alimentato con biodiesel HVO. Nell’inchiesta pubblicata sul “Domani”, viene però fatta notare la complessità geografica dei siti olimpici (sparsi su 300 km di distanza), che rischia di tradursi in traffico, emissioni e ulteriori pressioni sulle già non sufficienti e datate infrastrutture locali [3].
l Comitato ha anche fissato obiettivi ambiziosi per quanto riguarda l’economia circolare: 70% di raccolta differenziata nei siti, 80% di riciclo degli imballaggi e 100% recupero del cibo non consumato [1]. Sono già stati firmati accordi con CONAI [5], consorzio privato che aiuta produttori ed utilizzatori per il raggiungimento degli obiettivi di riciclo e recupero dei rifiuti di imballaggio previsti dalla legge, e altri partner per ridurre e riutilizzare materiali, persino con il riuso di arredi provenienti dalle olimpiadi estive di Parigi 2024. Si tratta di iniziative concrete, ma la loro efficacia dipenderà dalla capacità di gestire milioni di spettatori e volontari in contesti montani non sempre dotati di impianti adeguati.
Da anni uno dei motti principali dell’organizzazione dell’evento è il lascito di una “eredità materiale e immateriale” dei Giochi, dal rilancio del turismo all’educazione dei giovani attraverso programmi scolastici. Il rischio però, come sottolineato da più osservatori [2,3,4], è che le promesse di lungo periodo non compensino i danni ambientali e sociali immediati dell’evento stesso.
Mentre la Fondazione costruisce un elaborato racconto di sostenibilità e innovazione, il territorio alpino vive già oggi le conseguenze di cantieri, deviazioni stradali e consumo di risorse. Il Sustainability Report 2024della Fondazione Milano Cortina 2026 presenta quindi un quadro ricco di strategie, innovazioni e impegni, ma lascia aperte molte contraddizioni. L’impressione è che, come già successo in altre Olimpiadi, la narrazione della “sostenibilità” rischi di restare uno strato retorico a copertura di pratiche meno virtuose. La sfida dei prossimi due anni sarà capire se le promesse di compensazione, economia circolare e mobilità sostenibile riusciranno davvero a lasciare un’eredità positiva o se le Alpi pagheranno, ancora una volta, il prezzo più alto dello spettacolo olimpico.
Bibliografia:
[1] Fondazione Milano-Cortina 2026. (2025). Sustainability impact and legacy report 2024. https://gstatic.olympics.com/s3/mc2026/documents/Sustainability%20-%20Now26/Sustainability%20Report/MICO26_Sustainability_Impact_Legacy_Report_2024.pdf
[2] Michelini, L. (2025, 24 settembre). Frane, cemento e opere incomplete. Nella Cortina olimpica la “sostenibilità” è lontana. Altreconomia. https://altreconomia.it/frane-cemento-e-opere-incomplete-nella-cortina-olimpica-la-sostenibilita-e-lontana/
[3] Cavalli, G. (2025, 29 settembre). Tutti i guai di Milano-Cortina 2026: appalti opachi, impianti sotto accusa e conti in rosso. Editoriale Domani. https://www.editorialedomani.it/sport/olimpiadi-invernali-milano-cortina-guai-appalti-opachi-impianti-sotto-accusa-conti-rosso-adzuwpin
[4] Savino, C. (2025, 21 settembre). Olimpiadi Milano-Cortina 2026, la “passeggiata monitorante” di Libera tra i cantieri: “Incongruenze sui dati”. Il Fatto Quotidiano. https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/09/21/olimpiadi-milano-cortina-libera-cantieri-incongruenze-notizie/8132726/
[5] Consorzio Nazionale Imballaggi (CONAI). (n.d.). Homepage. https://www.conai.org
Immagine di copertina e di anteprima: Olympics and Paralympics symbols in Cortina d’Ampezzo, Italy. Photo by David Dibert da Pexels.




















